NON E’ MAI TROPPO TARDI PER COSTRUIRE OPERE INFRASTRUTTURALI COME I TERMOVALORIZZATORI

La Cisl Toscana e la Fit/Cisl Toscana hanno analizzato la questione della raccolta rifiuti urbani, che rappresenta una problematica complessa e delicata e che coinvolge oltre 3,5 milioni di cittadini, nonché circa 5.500 lavoratori. Insomma una problematica che va affrontata con responsabilità e profondo senso pratico, senza farsi prendere dalla tentazione di affidarsi a facili soluzioni e a proclami del momento; infatti, seppur sembrano proporre una soluzione rapida alla questione, alla lunga mostrano i grandi limiti tipici dei progetti che non sono strutturali e duraturi: spesso mancano la vera risposta al problema, aumentano i costi e i disagi. Insomma rimanere con i piedi per terra e attraverso incontri sia con la Regione sia con gli Ato di riferimento, individuare un percorso che tenga conto in primo luogo dell’ambiente nel suo insieme, della necessità ineludibile di gestire e trattare i rifiuti, dei livelli occupazionali (che vanno tutelati e salvaguardati) e dei cittadini che devono essere protagonisti del cambiamento attraverso una informazione costante e di alto livello, rispetto alle scelte che si dovranno intraprendere per il territorio e per lo sviluppo dello stesso.

Prima di entrare nel merito, analizziamo alcuni dati riferiti alla raccolta differenziata, prendendo a riferimento gli ultimi anni (2015/2016) periodo in cui si evidenzia un trend in crescita di questa modalità, su scala regionale, intorno al 50%. Questo dato ci conforta rispetto alle politiche sindacali intraprese e ai molti accordi aziendali, che vanno in questa direzione e che hanno fatto registrare un incremento su base annua di circa il 2%. Naturalmente vi sono molti Comuni virtuosi, che attestano la raccolta intorno al 60/65%; queste punte di eccellenza devono rappresentare il modello cui riferirsi e devono essere estese a tutto il territorio, al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini e anche dei lavoratori. Stiamo parlando di circa 2,30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati all’anno, con un leggero calo rispetto agli anni passati, grazie anche alla raccolta differenziata, si registra una diminuzione di circa 3 kg per abitante, il procapite passa da 603Kg. a 600Kg. Altro dato interessante è la verifica delle performance per Ato. Vediamo che l’Ato “Centro” è intorno al 57,30%, segue l’Ato “Costa” con il 52,50% e infine l’Ato “Sud” che registra il dato del 39,00%. Insomma dobbiamo continuare a insistere con le politiche virtuose per rispettare l’obiettivo fissato nel 2012 dalle disposizioni nazionali le quali prevedono che ogni comune raggiunga l’obiettivo di almeno del 65%.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Il processo della raccolta rifiuti, come abbiamo visto, richiede una costante attenzione ma soprattutto una vigilanza costante da parte della politica regionale, che deve premere sugli Enti locali affinché si attuino tutti gli accorgimenti possibili per lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti.

Resta ineludibile il fatto che il raggiungimento di questi obiettivi non potrà prescindere da un profondo cambiamento culturale e di approccio al problema, un mutamento radicale delle nostre abitudini di vita, quali elementi di supporto al pur indispensabile e continuo miglioramento in termini qualitativi ella gestione di tutte le fasi della filiera.

Ø  I singoli individui, le famiglie, le imprese etc. devono essere coinvolti in questo processo di miglioramento e salvaguardia dell’ambiente;

Ø  Cambiare il nostro stile di vita secondo un ideale di sostenibilità ecologica;

Ø  Attuare comportamenti virtuosi e ridurre alla fonte la quantità di rifiuti che produciamo, preferendo prodotti con poco imballaggio o prodotti sfusi;

Ø  Differenziare correttamente i rifiuti, per contribuire al miglioramento qualitativo delle successive fasi di raccolta, recupero, riciclaggio e smaltimento.

In questo processo hanno una loro chiara strategicità anche gli impianti, siano essi discariche, centri di raccolta, impianti di selezione o veri e propri termovalorizzatori; spesso demonizzati, questi ultimi sono ad oggi ancora necessari a traguardare obiettivi di autonomia gestionale del processo, evitando il ricorso ad altri Paesi e/o Regioni, con spese aggiuntive notevoli.

La costruzione del Termovalorizzatore di Case Passerini a Firenze, di cui si parla ormai da decenni, definito, approvato e cantierabile, ancora oggi sconta assurdi ritardi di natura amministrativa (ricorso al Tar della Toscana da parte del Wwf, Italia Nostra, Forum ambientalista e Comuni di Campi e di Sesto Fiorentino, nonché al Consiglio di Stato da parte del consorzio Q-Thermo), che al momento non consentono l’inizio dei lavori.

Siamo anche noi convinti che la realizzazione dei termovalorizzatori debba coinvolgere non solo i lavoratori ma anche i cittadini e le popolazioni interessate; sappiamo anche, però, che la questione deve sempre essere affrontata con una visione globale di ogni aspetto e con il senso della realtà: i rifiuti non scompaiono per magia, né per editto regio (c’è qualcuno davvero convinto che la proliferazione delle discariche a cielo aperto, al momento unica alternativa alla termovalorizzazione, sia preferibile?)

Per meglio inquadrare la questione, proviamo a dare alcuni dati. Il territorio fiorentino in questo momento è al 55% di raccolta differenziata, del restante 45% soltanto un 20% circa dovrà essere destinato al recupero energetico tramite combustione, in quanto non utilizzabile altrimenti, e solo così si chiuderebbe in autosufficienza il ciclo dei rifiuti, producendo fra l’altro energia elettrica equivalente al fabbisogno annuo di circa 50.000 abitazioni.

Sono temi che ci appartengono, assieme ad altre questioni, quale l’inquinamento da veicoli (a oggi di gran lunga il fattore inquinante di maggior impatto, al cui confronto anche le emissioni di un impianto come quello di Case Passerini sembrano residuali). Sono queste le problematiche che orientano da sempre l’azione sociale della Cisl e della Fit/Cisl. Sappiamo altrettanto bene, però, che nel momento delle decisioni strategiche e non più rimandabili, serve il coraggio di assumersi le responsabilità, di andare oltre le paure e i populismi che le alimentano.

Per quanto riguarda il termovalorizzatore di Case Passerini, ci risulta che la localizzazione individuata sia idonea, dal punto di vista ambientale come da quello viario. Riguardo agli aspetti e agli accorgimenti per mitigare e annullare eventuali inquinamenti, che sembra siano superati, resta da tenere presente che di pari passo all’avanzamento della costruzione dell’impianto deve essere realizzato anche il parco e il bosco della piana, già previsto, in quanto opera di mitigazione dell’impatto ambientale.

A questo punto non resta che aspettare l’esito della sentenza del Consiglio di Stato, prevista nel mese di ottobre 2017. Nel caso vi fosse il via libera alla realizzazione del termovalorizzatore, diciamo che non può esserci politica che tenga. La Regione Toscana, competente in materia, dovrà subito confermare la procedura di autorizzazione, sanando tutti gli aspetti tecnici e urbanistici; Avviare il cantiere e realizzare le prime opere. Crediamo che non ci siano le condizioni per tornare indietro e fermare tutto; i costi di progettazione, ad oggi circa 25/30 milioni, andrebbero persi, senza contare le forti penali che la Società vincitrice dell’appalto avrà il diritto di chiedere, la perdita degli incentivi statali per la produzione di energia da fonti alternative (che comporterebbe la perdita di circa 80 milioni di euro in 20 anni) e contemporaneamente i forti costi sociali, che ricadrebbero sui lavoratori e quindi sui cittadini, nuove discariche a cielo aperto. In ottica complessiva, e nella consapevolezza che l’opzione “rifiuti zero” rappresenta ad oggi niente più di un poetico sogno (seppur suggestivo e auspicabile), riteniamo che avere un impianto moderno e tecnologicamente all’avanguardia all’interno della Regione sia necessario a tutti i cittadini, all’ambiente, allo sviluppo di tutto il comparto. Andare avanti senza perdere ulteriore tempo.

Firenze 25 settembre 2017                                                                                         Segreterie Regionali Cisl e Fit/Cisl  Toscana

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