Pensioni: le novità del 2016

Inps pensione cartelle previdenziali istituto nazionale previdenza socialeIl 2015 si è chiuso con la delusione per la mancata riforma della riforma delle pensioni targata Monti, Fornero. Ciò nonostante il 2016 porta con sé alcune novità in ambito pensionistico che riteniamo utile ricordare riportando una sintesi sia dei provvedimenti approvati con la legge di stabilità che quelli previsti da norme precedenti che comunque faranno sentire i propri effetti.

Requisiti per accedere alla pensione

Iniziamo con ricordare quali saranno i requisiti contributivi ed anagrafici per andare in pensione dal primo gennaio 2016. Con l’applicazione delle previsioni della legge Monti‐Fornero, per la pensione di vecchiaia i lavoratori del pubblico impiego e gli uomini iscritti alle gestioni INPS dovranno aver compiuto 66 anni e 7 mesi di età, mentre le donne iscritte nella gestione INPS dovranno aver compiuto 65 anni e 7 mesi. Nel 2018 i requisiti per uomini e donne saranno gli stessi ovvero 66 anni e 7 mesi. In tutti questi casi serve aver maturato almeno 20 anni di contributi. L’altra possibilità per andare in pensione è quella di aver maturato 42 e 10 di contributi se uomini, 41 e 10 mesi de donne indipendentemente dall’età anagrafica posseduta. Nella legge di stabilità è stata eliminata la penalizzazione ovvero il taglio dell’1‐2% per ogni anno di anticipo della pensione rispetto all’età di 62 anni per i lavoratori usciti negli anni 2012‐2014. Per queste persone non saranno riconosciuti gli arretrati ma la misura vale solo a partire dal primo gennaio 2016. Le penalizzazioni rimangono per coloro che matureranno i requisiti contributivi dopo il 31.12.2017. La legge di stabilità inserisce la possibilità di cumulare il riscatto degli anni di laurea con il riscatto del periodo di maternità facoltativa fuori dal rapporto di lavoro che comunque non contano per evitare la penalizzazione.

Arrotondamenti periodo contributivo

Da sottolineare che una circolare ministeriale ribadisce che i lavoratori pubblici non possono più beneficiare dell’arrotondamento dell’anzianità contributiva ai fini del conseguimento della pensione o di vecchiaia o anticipata, che era prevista dall’articolo 59 della legge 449/1997. La norma consentiva di arrotondare alla frazione di mese l’anzianità contributiva per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’A.G.O (cioè i dipendenti pubblici) ‐ per i quali la contribuzione è calcolata in anni, mesi e giorni ‐ nonché per gli iscritti al Fondo speciale per il personale dipendente dalle Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. e al Fondo di quiescenza Poste. Pertanto questi lavoratori non possono più perfezionare la pensione anticipata arrotondando i 41 anni e 10 mesi di contributi a 41 anni 9 mesi e 16 giorni di servizio (oppure i 42 anni e 10 mesi a 42 anni, 9 mesi e 16 giorni di servizio se uomini).

Va segnalato comunque che l’Inps ha fatto salvo l’arrotondamento dopo il 2011 per perfezionare il requisito contributivo necessario all’opzione donna (34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e il requisito dei 40 anni di contributi che interessa però solo quei lavoratori che mantengono, in virtu’ della salvaguardia pensionistica, i vecchi requisiti di pensionamento (39 anni, 11 mesi e 16 giorni).

Opzione donna

Uno degli interventi più significativi in tema di flessibilità in uscita riguarda le lavoratrici. Coloro che hanno maturato i 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e 3 mesi le autonome) e 35 di contributi entro il 31 dicembre 2015 potranno continuare ad esercitare l’opzione donna ed andare in pensione con il ricalcolo contributivo dell’assegno. Anche se la decorrenza della pensione sarà successiva al 31 dicembre 2015. Si correggono in questo modo le due Circolari Inps del 2012 che avevano indebitamente ridotto di oltre un anno la durata di questo canale di uscita. Per questo regime sono rimaste in vigore, in via eccezionale, le finestre mobili (12 mesi per le dipendenti e 18 per le autonome), e ciò determina che la data di maturazione dei requisiti non coincide con quella di liquidazione del primo rateo.

Part‐Time prima della pensione

Si prevede, in via sperimentale per il triennio 2016‐2018, il part time al 40‐60% ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato (no pubblico impiego) a cui manchino non più di tre anni alla pensione di vecchiaia. Cioè a partire dai 63 anni e 7 mesi per gli uomini e a 62\63 anni e 7 mesi per le donne. Per l’attivazione del part‐time servirà comunque un accordo con il datore il quale dovrà farsi carico del versamento dei contributi in busta paga, mentre ai contributivi figurativi penserà lo Stato. Tramite questo meccanismo il lavoratore potrà lavorare ad orario ridotto sino ad un massimo di tre anni senza subire alcuna penalità sull’importo dell’assegno dato che il delta contributivo sarà erogato dallo stato. E’ previsto però un vincolo annuale di risorse che potrebbe limitare la platea degli interessati.

In sostanza datore di lavoro e dipendente potranno concordare la trasformazione del rapporto di lavoro, con il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa (a carico della finanza pubblica) per la quota di retribuzione perduta e con la corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica che sarebbe stata a carico di quest’ultimo (relativa alla prestazione lavorativa non effettuata). Tale importo non concorrerà alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non sarà assoggettato a contribuzione previdenziale. In questo modo, arrivato alla pensione, il lavoratore che avrà concluso in part time la sua carriera riceverà comunque un assegno pensionistico come se avesse lavorato fino alla fine a tempo pieno. Senza penalizzazioni dovute ad un calo della contribuzione. Il riconoscimento del beneficio spetterà all’INPS, nel rispetto di un limite massimo di spesa pari a 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018.Qualora il plafond sia esaurito l’attivazione del part‐time slitterà quindi all’anno successivo. In ogni caso per il decollo della misura servirà un decreto interministeriale Lavoro‐ Economia che dovrà fissare i criteri attuativi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di stabilità.

Esodati

L’altra novità è la settima salvaguardia per altri 26.300 lavoratori che nel 2011 avevano siglato accordi per la cessazione dal servizio o avevano comunque concluso il rapporto di lavoro. In questa salvaguardia vengono inclusi anche i mobilitati da aziende fallite e nell’edilizia mentre per i lavoratori in congedo c’è una stretta in quanto la tutela potrà essere invocata solo da coloro che nel 2011 assistevano figli con disabilità gravi.
Il provvedimento ricalca la sesta salvaguardia (legge 147/2014) dalla quale si differenzia per lo spostamento di un anno di tutti i termini per la maturazione del diritto o della decorrenza della pensione, secondo la disciplina ante Fornero, e per l’inclusione dei lavoratori titolari del trattamento edile e dei lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dall’attivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, l’amministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, che, proprio per tale ragione, non abbiano potuto stipulare accordi sindacali.

Resta confermata l’articolazione dei profili di tutela. Quattro in tutto: mobilitati, autorizzati ai volontari entro il 2011, cessati dal servizio entro il 2011 (anche a tempo determinato) e lavoratori che assistevano familiari con disabilità nel 2011. Quest’ultimo profilo tuttavia subisce una pesante restrizione: in quanto la salvaguardia viene garantita solo ai lavoratori che hanno ottenuto il congedo ai sensi dell’articolo 42, comma 5 del Dlgs 151/2001 (non bastano più i permessi) per assistere figli con disabilità grave. Restano esclusi coloro che hanno fruito del congedo per assistere ad esempio il proprio congiunto.

Per quanto riguarda il profilo dedicato alla mobilità si riconosce la salvaguardia a chi ha maturato il diritto a pensione entro due anni dalla fine dell’indennità di mobilità, a condizione però che il rapporto di lavoro risulti cessato alla data del 31 dicembre 2012. Mentre negli altri tre profili di tutela (autorizzati ai volontari, cessati dal servizio, in congedo) è richiesta la maturazione della decorrenza della pensione (cioè comprensiva della finestra mobile) entro il 6 gennaio 2017 (sessantesimo mese successivo alla data di entrata in vigore della Riforma Fornero).

Amianto
La legge di stabilità porta prevede anche degli interventi mirati per consentire il pensionamento
anticipato ad alcune categorie di lavoratori esposti all’amianto.
Benefici sull’amianto sono stati estesi anche ai lavoratori addetti alla produzione di materiale ferroviario esposti alle polveri di amianto. Viene di fatto riconosciuto ai lavoratori di questo comparto la normativa sull’amianto come “risarcimento” per il lavoro usurante svolto in siti produttivi particolari e sprovvisti dei necessari equipaggiamenti contro le polveri di amianto sul luogo di lavoro.
Il provvedimento riguarda gli addetti del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno svolto operazioni di bonifica dall’amianto senza essere dotati degli adeguati equipaggiamenti di protezione individuale contro l’esposizione alle fibre di amianto, il beneficio previdenziale (già riconosciuto dall’articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 ai lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni) secondo cui l’intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto, gestita dall’INAIL, è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,25, per l’intero periodo di esposizione senza utilizzo di dispositivi di protezione individuale. Si dispone, inoltre, che i suddetti benefici siano riconosciuti, a domanda, nei limiti delle risorse assegnate ad apposito Fondo istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (pari a 5,5 milioni di euro per il 2016, 7 mln per il 2017, 7,5 mln per il 2018 e 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2019) le cui risorse dovranno essere assegnate tramite un apposito decreto ministeriale. Il beneficio è riconosciuto a domanda che deve essere inoltrata all’INPS entro il primo marzo 2016.

Fondo vittime amianto portuali

Viene istituito il fondo per le vittime dell’amianto in favore degli eredi di coloro che siano deceduti per patologie asbesto‐correlate per esposizione all’amianto nell’esecuzione di operazioni portuali nei porti in cui hanno trovato applicazione le disposizioni della legge 257/1992 entro una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017, 2018. Le procedure e modalità di erogazione delle prestazioni saranno stabilite da un decreto del Ministero del lavoro di concerto con il MEF.

Estensione della No Tax Area

La legge di stabilità ha previsto l’anticipo, al 2016, dell’estensione della “no tax area”. Per gli over 75enni passa da 7.500 euro a 8mila euro, equiparandola sia pure su un décalage differente a quella dei redditi da lavoro. Mentre per i pensionati sotto i 75 anni la “no tax area” aumenta da 7.500 euro a 7.750 euro.

Indicizzazioni delle pensioni

In considerazione del fatto che l’inflazione programmata per il 2015 si è poi dimostrata più alta rispetto a quella che è stata l’inflazione reale e l’effetto negativo dell’aumento dei prezzi avrebbe potuto comportare una trattenuta sulle pensioni, nella legge di stabilità si prevede di non applicare il conguaglio sugli assegni pensionistici per il prossimo anno e di effettuare il recupero nel 2017. Per finanziare le misure sull’opzione donna e l’estensione della no tax area la legge di stabilità proroga poi, per altri due anni, 2017 e 2018, una perequazione più leggera sulle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps (circa 1500 euro lordi) fissata dal Governo Letta (legge 147/2013) sino al 31 dicembre 2016.

Il Dipartimento Politiche Sociali

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