Smart Working – lavoro agile – un’opportunità che oggi sembra il rifugio dalla pandemia

Il lavoro agile, o come più conosciuto Smart Working, il lavoro da remoto che un dipende di una azienda svolge in qualsiasi posto diverso dalla propria postazione sfruttando al massimo la flessibilità e l’adattabilità del luogo in cui ci si trova.  Questo tipo di lavoro non deve essere confuso con il telelavoro in quanto non deve essere obbligatoriamente svolto da una postazione fissa e in maniera continua tradizionalmente da casa del dipendente, ma può essere anche sporadico, occasionale, limitato nel tempo; deve passare anche da un accordo fra lavoratore e datore di lavoro in quanto proprio finalizzato ad una maggiore flessibilità dove la stessa deve essere al servizio della persona. 

Un modo di lavorare fino a pochi mesi fa semi-sconosciuto, praticato da pochi e ad uso esclusivo delle aziende che concedevano solo in alcune situazioni specifiche. Intanto vogliamo sottolineare che questo tipo di lavoro interviene in maniera preponderante fra lavoratore e azienda, cioè stabilisce un rapporto autonomo e diretto rispetto ai risultati e agli obiettivi assegnati, il tutto sganciato dal contesto lavorativo che si vive nell’azienda stessa. Nelle forme più “estreme” dove non è stabilito un limite di giornate mensili da effettuare in smart working, alternando a periodi di presenza in ufficio, il lavoratore rischia di avere sempre meno rapporti con i colleghi e che la sua conoscenza, riferita per esempio all’andamento dell’azienda, dei risultati raggiunti e altro, giungano direttamente dall’imprenditore senza possibilità di scambiarsi informazioni, aprire delle discussioni con i colleghi e/o altri lavoratori. Insomma diventa un rapporto esclusivo e chiuso rispetto al contesto generale.  Si rischia l’isolamento e, nello stesso tempo, ti fa sentire importante, indispensabile e ti porta a rispondere continuativamente alle email, alle telefonate e a qualsiasi altra comunicazione. Interloquire in tempo reale e a tutte le ore del giorno e anche della notte.

Questo tipo di lavoro, ad una prima analisi, potrebbe portarti a pensare che è un vantaggio per chi lo pratica dalla propria abitazione, soprattutto per chi ha dei bimbi piccoli o familiari da accudire. Diciamo subito che non è così perché intanto i bimbi non sono capaci di autogestirsi e basta una distrazione per avere serie conseguenze, inoltre  se ti vedono a casa vogliono attenzione e non tollerano che tu non gli dedichi del tempo,  il genitore quindi è combattuto inconsapevolmente, perché pressato dal lavoro, a non dare la giusta attenzione ai figli o ai familiari in difficoltà, salvo poi la sera nei momenti di pausa, sentirsi in colpa perché non ha dato soddisfazione a

Per questo tipo di lavoro (smart working), ci sono anche altre implicazioni, in riferimento appunto alla legge istitutiva del 2017 che da sola non basta in quanto non può essere applicato solo d’ufficio dall’imprenditore di turno, ma può costituire anche un autentico diritto soggettivo del lavoratore dove è lo stesso che lo può richiedere per esigenze personali.   Proprio per ciò bisogna normare questo tipo di lavoro e non lasciare l’esclusiva all’azienda; crediamo invece che ci siano anche delle buone opportunità da cogliere, partendo proprio dalla flessibilità, dando la possibilità di scegliere orari e luoghi di lavoro, lavorare per obiettivi e compiti precisi garantendo comunque lo svolgimento del proprio lavoro in funzione della propria mansione e responsabilità come se svolto nella propria postazione aziendale.

Quindi questo sistema di lavorare in maniera generalizzata, senza che vi sia una contrattazione collettiva alle spalle, non funziona e crea seri problemi anche di natura psicologica a chi lo utilizza senza una protezione a monte condivisa nei contratti di lavoro.

Bisogna mettere mano a questo modo di lavorare,  non possiamo restare inermi rispetto all’uso massiccio di questi mesi da parte delle aziende a causa della pandemia lasciando che si creino dei precedenti; intervenire subito e normare il lavoro fatto fuori dalla propria postazione lavorativa attraverso i contratti e/o accordi specifici, in modo da evitare che si creino dei modi di fare difficili poi da smontare e riportare nel solco delle regole contrattuali.

Sottoscrivere quindi con le aziende una “cornice” che regoli la modalità di prestazione lavorativa in smart working, tenendo ben saldi i punti cruciali (diritto alla disconnessione, salute e sicurezza, garanzie sul rientro sulla postazione in presenza. Inoltra bisogna prevedere la garanzia di pari opportunità, di sviluppo professionale e di mantenimento delle attività precedentemente svolte.  

Bene l’accordo del 27 aprile 2020 fra le OO.SS Nazionali e il gruppo FSI che nel contesto della ripresa delle attività lavorative a seguito corona virus, hanno messo mano alla modalità di lavoro dello smart working. Sostanzialmente sono andati a normare questo tipo di lavoro stabilendo il principio di disconnessione, prendendo come riferimento il contratto, l’accordo del 20 aprile 2018 e il contesto lavorativo: “la possibilità di disconnessione dai dispositivi/strumenti informatici al termine della prestazione programmata e sino all’avvio della prestazione successiva”. In sostanza si fa riferimento alla prestazione che si sarebbe dovuta svolgere normalmente in azienda però lasciando la flessibilità necessaria e stabilendo un arco temporale più ampio.

Un primo risultato importante che ora va preso a modello ed esportato in tutte le aziende del nostro territorio senza perdere tempo; aprire tavoli per normare la prestazione di lavoro dello smart working riorganizzando il lavoro, tenendo conto appunto che siamo fuori dal contesto tradizionale e dobbiamo fare in modo il lavoratore non sia lasciato solo, ma inserito in un contesto conosciuto e protetto, dandogli diritti e tutele che altrimenti sarebbero annientati dalle modalità unilaterali aziendali.

Guardare al futuro, ripensare il modo e l’organizzazione del lavoro, tenendo conto delle nuove tecnologie a partire dalle piattaforme digitali e dalla formazione continua che appunto deve traghettare al cambiamento che metta al centro la responsabilità, gli obiettivi e l’autonomia.  Per fare questo dobbiamo partire dalla dignità della persona, che tenga conto delle esigenze del singolo e, nello stesso tempo, non perdere il contatto con il luogo di lavoro e cercare quindi  di mettere in armonia la vita personale con quella di lavoro. Una sfida del nostro tempo a cui il sindacato è chiamato a guardare e orientarsi per il bene dei lavoratori. 

Firenze 4 maggio 2020

                                                                                                                  Segreteria Regionale Fit Cisl Toscana

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