Attento che scoppia!!

Sempre più spesso ci si ammala in seguito al disagio che si prova in ambito lavorativo e sovente sono comportamenti persecutori di capi o colleghi a indurre questo tipo di malessere.

Fattori organizzativi inoltre possono causare lo stress da lavoro correlato, sia quelli legati al “contenuto” del lavoro (ambiente, compiti, carichi, ritmi Etc.), sia quelli legati al “contesto” del lavoro (cultura organizzativa, definizione dei ruoli, carriera, autonomia, controllo, comunicazione, relazioni etc.)

Il malessere derivante da tutte queste concause deve essere individuato e riconosciuto per tempo, per poter intervenire in maniera tempestiva ed efficace, prima che abbia esiti negativi per la salute dei lavoratori coinvolti.

Tra le forme di stress che possono derivare dal lavoro, una particolare tipologia è quella identificata nella ‘sindrome di burnout’, inizialmente collegato quasi esclusivamente alle professioni di aiuto, ma che gli studi più recenti hanno ridefinito come sindrome che può colpire il singolo in relazione ad ogni tipo di organizzazione del lavoro.

Se si interviene per valutare e gestire il rischio stress lavoro correlato, occupandosi delle condizioni di organizzazione del lavoro che lo favoriscono, si concorre anche alla prevenzione delle condizioni individuali di sviluppo della sindrome di burnout.

La valutazione  Stress lavoro correlato come normato nel Dlgs 81/08 (a partire dall’ art.28 “oggetto della valutazione dei rischi”) e proceduralizzato ad es. nella piattaforma Inail 2017, potrebbe essere un valido strumento per l’individuazione di fattori di rischio, non sempre però gli attori interessati affrontano questo processo di valutazione con le dovute competenze e soprattutto con il rigore e la veridicità necessari per una valutazione corretta.

La portata e la gravità delle conseguenze umane, sociali e economiche dovrebbero invece condurre ad una maggiore sensibilità e attenzione a queste dinamiche.

I lavoratori che si trovano loro malgrado a vivere in condizioni di disagio lavorativo manifestano sintomi aspecifici: irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia,nervosismo, insonnia; sintomi somatici che includono tachicardia, cefalee, nausea; sintomi psicologici come depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo.
Queste situazioni di disagio fisico e psicologico possono indurre ad abusare alcool o farmaci
per sopprimere i sintomi.
È necessario che i lavoratori abbiano consapevolezza dei rischi per la propria salute e quindi si rivolgano tempestivamente al proprio RLS per informarlo e ricevere a loro volta indicazioni sui percorsi da attivare, altrettanto importante è sensibilizzare le figure aziendali.

Purtroppo capita ancora di imbattersi in realtà lavorative dove il disagio è talmente evidente da sembrare palpabile ma la omissione o peggio il disconoscimento del problema sono altrettanto evidenti.
Nel ringraziare le aziende modello ed i medici competenti, che affrontano correttamente il
problema, ricordiamo a tutti gli altri:
mettere “un coperchio” non è una soluzione!! Attento che scoppia!!

p.s. Negli ultimi anni si è assistito anche ad un incremento del fenomeno del mobbing, argomento complesso che merita
un approfondimento a parte (vd. ad es. opuscolo Inas: “guida al mobbing prevenzione e tutela”). Sportello di ascolto
nazionale Inas Cisl 06 84438364- mobbing@inas.it

Punto Salute e Sicurezza Fit Cisl Toscana:  Angela Settembrini, Rossella Tavolaro, Saverio Rago, Antonino Siclari, Nedo Domizi, Domenico Fricchione , Bruno Batelli, David Lombardi, Lorenzo Pratesi, Emanuele Batelli, Enrico Sostegni, Paolo Passaseo, Marco Pieralli, Giogio Ciapi, Chiara Pepi, Roberto Malveri, Costanza Orazzini

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